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(in omaggio ad Andrea Zanzotto) un caso grammaticale sgrammaticato

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Utente: vocativo
Nome: L. M.
fosfeni@hotmail.com Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.

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martedì, 28 luglio 2009
Poesia, paesaggio et altera

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Postato da: vocativo a 23:35 | link | commenti (2) |
letture, di versi, de scrivere, del tempo, di cinema, andrea zanzotto, di politica

lunedì, 20 luglio 2009
19-7-92: novità dal fronte delle stragi?

Più ancora che le commemorazioni della strage di Capaci sono quelle relative all’attentato di via d’Amelio a generare imbarazzi istituzionali e politici. In fondo non c’è da meravigliarsene. Le tracce lasciate dalla strage del 19 luglio ’92 sono più fitte, i misteri che dietro si porta ancora più oscuri, il ruolo dei servizi segreti e di apparati statali (o parastatali) ancora più imperscrutabili, la rapidità con cui è stato pensato il disegno ancora più sconcertante. Non è un caso che Riina per la prima volta in diciassette anni di silenzio abbia formulato tramite il suo avvocato delle dichiarazioni sull’assassinio del giudice Borsellino e della sua scorta. “Borsellino è stato ammazzato da loro [le istituzioni]”, ha dichiarato Riina. Il patto tra mafia e Stato, il “papello”, è nato da menti che stavano più in alto di Riina. Intanto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, Vito, ha pronti sconvolgenti documenti e riferirà molto presto al procuratore aggiunto di Palermo, Ingroia. 

Per chi segue il sito di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, per chi è un po’ più addentro alle vicende anche da semplice lettore, queste dichiarazioni non forniscono nessuna novità, ma dal punto di vista giudiziario, con le due inchieste (quella sull’attentato a Falcone e a Borsellino, nonché quella sull’attentato all’Addaura) riaperte a Caltanissetta, con un clima politico impestato come quello di oggi, con strane lobby di potere che si ripropongono tutto questo potrebbe avere ripercussioni non indifferenti sugli assetti politici. Mancino più volte chiamato in causa, spie dei servizi nel mirino di inquirenti, magistrati in pensione con qualche scheletro nell’armadio. Da queste indagini passa non un filo, ma l’intera trama dei misteri d’Italia e le inchieste potrebbero aprirsi a raggiera e, chissà, sconfinare. Mafia, politica, manovre occulte, appalti, massonerie deviate, perfino tangentopoli e cambiamento dello scenario politico in quegli anni rischiano di finire nelle indagini. Del resto, come diceva Falcone, per capire come si muove la mafia bisogna seguire i flussi del denaro, controllare i movimenti in banca, i trasferimenti di fondi.

Il banco non salterà, ma da Ingroia e company potremmo attenderci qualche sorpresa.

Postato da: vocativo a 21:40 | link | commenti |
di politica, di cronaca, di segreti di stato

giovedì, 09 luglio 2009
Abball' cu me

Al ritonello intonato da un nostro (?) parlamentare (italiano ed europeo), la cui intelligenza può esser pari unicamente alla sua rozzezza e al suo cattivo gusto (ma ahimè perfettamente in linea con la ferocia barbara, razzista, intollerante di alcuni suoi soci di partito), rispondo così

 

Postato da: vocativo a 00:05 | link | commenti |
di musica, di politica, dialettali

sabato, 13 giugno 2009
Demetrio Stratos

Esattamente 30 anni fa si consumava in una clinica newyorchese la breve esistenza di Demetrio Stratos. Aveva 34 anni. Stratos, di cui già altre volte si è parlato in questo blog, è stato uno dei massimi interpreti vocali della storia della musica rock e sperimentale. Al di là dell'impareggiabile dote che lo contraddistingueva (davvero al di là delle umane possibilità gli herz che riusciva a raggiungere la sua voce, tacendo delle sue capacità di riprodurre fino a quadrifonie), fu a tal punto egli stesso la cavia delle sue ricerche che condusse studi con il CNR, approfondì le modalità canore di tradizioni diverse da quelle occidentali (la naturale condizione multiculturale di Stratos, nato ad Alessandria d'Egitto da genitori greci e trasferitosi prima a Cipro e poi in Italia, l'ha aiutato senz'altro in tal senso), come quelle arabe e dell'Estremo Oriente per fonderle nel suo strumento, la sua voce. In effetti la musica di Stratos (e quella degli Area) è stata una musica "diversa", simile a nessun'altra, frutto di una passione infinita per la sperimentazione e di una fede nelle possibilità e acquisizione delle conoscenze dell'uomo. Nessuno in quegli anni si era spinto così a fondo nella ricerca vocale e aveva raggiunto tali risultati nell'esecuzione, ma quello che per un uomo comune era una dote straordinaria per Stratos rappresentava unicamente un grande affinamento della tecnica, dunque qualcosa a portata di tutti. Probabilmente a fargli credere così erano anche le sue idee sociali: i suoi risultati non potevano ridursi a una personale e privata acquisizione, ma dovevano essere alla portata di tutti. Sono note le sue posizioni politiche che lo conducevano a un impegno che non poteva non passare per la stessa sperimentazione musicale.

Qui di seguito qualche esempio della sua arte, della sua ricerca e delle sue idee politiche che emergevano dalla sua musica:

 

 

 

 

Per approfondimenti si possono leggere:

Postato da: vocativo a 23:56 | link | commenti (9) |
di vita, di musica, di politica

sabato, 09 maggio 2009
Silvio Berlusconi ha paura?

leggete qui

Postato da: vocativo a 14:19 | link | commenti (1) |
di politica, di attualità

martedì, 05 maggio 2009
Raoul Vaneigem, Trattato del saper vivere ad uso delle giovani generazioni

L’etica fondata sul valore mercantile, il lavoro come supremo compimento di un’esistenza svuotata di passioni, il narcotico rituale dell’acquisto e del possesso di beni come compensazione alla routine produttiva, la logica del progresso e del benessere, artefici di indolenti dipendenze: è l’inquietante scenario della società occidentale, che esprime la propria volontà di potenza attraverso la corsa spasmodica ai consumi e si legittima tramite la spettacolarizzazione del potere. Questa è la rovente materia trattata dal libro di Raoul Vaneigem. L’autore belga terminò la stesura dell’opera nel ’67, un anno prima di quel Maggio francese che provò a scuotere le fondamenta di istituzioni precocemente incanutite, tuttavia non v’è traccia di obsolescenza nelle sue analisi e nell’afflato utopico che le sottende. Insieme ad altri fondamentali scritti germogliati nello stesso humus culturale, come L’uomo a una dimensione di Marcuse e La società dello spettacolo di Debord, il Trattato del saper vivere non si limita a un’interpretazione storica e sociologica di quei temi, ma si pone come libro-manifesto di un’epoca e di uno spirito vivificati dal rifiuto del potere gerarchico-capitalistico. Sintesi delle teorie anarco-libertarie, il saggio è un’epitome dell’intero pensiero situazionista, supportato da una ferma volontà propositiva, con l’obiettivo di smuovere non solo il giudizio critico del lettore, ma anche la sua creatività, forza primigenia che si lega a una profonda urgenza di emancipazione: l’invito a una presa di coscienza che sfoci nella prassi è l’intento principale del Trattato. L’umiliazione, la sofferenza, l’isolamento dell’uomo sono il risultato della «necessità di produrre [che] è sempre stata antagonista del desiderio di creare»: solo la spontaneità, scintilla di liberazione soggettiva e collettiva, può sovvertire il destino di «una società designata a perdersi» (Pasolini).

Postato da: vocativo a 19:09 | link | commenti |
letture, de scrivere, di vita, del tempo, di storia, di filosofia, de arte, di politica, di economia, di informazione

venerdì, 01 maggio 2009
Partly free, partly fish, partly porpoise

Not nit not nit no not
Nit nit folly bololey
Alifi my larder
Alifi my larder
I can't forsake you or
Forsqueak you
Alifi my larder
Alifi my larder
Confiscate or make you
Late you you
Alifi my larder Alifi my larder
Not nit not nit no not
Nit nit folly bololy
Burlybunch, the water mole
Hellyplop and fingerhole
Not a wossit bundy, see ?
For jangle and bojangle
Trip trip
Pip pippy pippy pip pip landerim
Alifi my larder
Alifi my larder

...

Secondo il rapporto della Freedom House (di certo non tacciabile di comunismo), l'Italia retrocede a paese "partly free" relativamente alla libertà di stampa. Tra le motivazioni si legge (riporto da Repubblica): "Nonostante l'Europa Occidentale goda a tutt'oggi della più ampia libertà di stampa, l'Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi, dal momento che la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell'eccessiva concentrazione della proprietà dei media".

Insomma, non ci resta che canticchiare parole prive di senso, magari scagliate ad alto volume contro i nostri governanti, editori e tutti coloro che ostacolano qualsivoglia libertà. Robert Wyatt in questo caso è una risposta tanto incomprensibile quanto sensata allo scempio che si fa dell'informazione, per lo scompaginamento di musica e testo (prossimo all'ottundimento) quale rivolta all'ordine costituito.

Perciò, godiamocelo tutto:

 

Postato da: vocativo a 19:54 | link | commenti (2) |
di musica, di politica, di informazione

martedì, 21 aprile 2009
Le calamità non distruggono solo luoghi fisici, ma minano la democrazia dell'informazione

Informazione democratica? Cazzate! Un terremoto oltre ai danni gravissimi provocati a paesi e famiglie crea un preziosissimo alibi a politici, governanti e anche giornalisti.

I primi potranno contare su un perenne stato di emegenza (sono anni che diverse regioni d'Italia per svariati motivi affidano superpoteri a governatori o chicchessia, nominandoli commissari straordinari, per avviare azioni tampone ben poco redditizie per il bene comune), potranno sempre dire: "questo non sono ruscito a farlo perché mi toccava risolvere urgentemente quel problema". Ora sono molto curioso di sapere che evoluzione avrà il tanto chiacchierato (ma mai bene analizzato) "piano case", dopo la tragedia che ha colpito L'Aquila. Certamente i primi scempi toccheranno al già martoriato Abruzzo, quando si comincerà a ricostruire le città distrutte, così avanti col 20% di ampliamento delle strutture, alla faccia delle costruzioni anti-sismiche!

I giornalisti in nome di chissà quale pluralismo d'informazione si occuperanno unicamente della sciagura e tutto il resto finirà sotto silenzio. L'unico argomento degno dell'interesse dei media è la vignetta di Vauro, presentata ad Anno Zero. Ovviamente Vauro è un pericolosissmo terrorista, un sobillatore, un destabilizzatore di ogni buon ordine sociale e perciò va epurato (avete altri participi da consigliarmi?) dalla tv di Stato (perché come ben sappiamo la tv è statale, mica appartiene a un unico uomo?! O no?).

E chissà come mai l'arresto di una segretaria della Lega, pagata con i contributi degli italiani (lavorava alla Camera), per trasporto di 8 kg di cocaina finisce in mezzo al calderone della cronaca, poche righe in qualche sparuto quotidiano (addirittura c'è da considerare "coraggiosi" il Corriere della sera e Libero che ne hanno fatto cenno: incredibile! E gli altri? Non pervenuti).

E la norma salva-manager? Almeno quella è notizia degnissima per coprire le prime pagine dei giornali. E invece... Manifesto a parte, la notizia occupa tangenzialmente le pagine degli altri grandi (?) quotidiani nazionali. Una norma che in sostanza dersponsabilizza gli alti vertici aziendali in caso di incidenti sul lavoro. Come qualcuno l'ha definita, si tratta di una sorta di lodo-Alfano per i manager delle aziende, un'impunità che per giunta avrà valore retroattivo e dunque rischia di fa saltare le accuse al prcesso Thyssen Krupp. E cazzo, gli italiani continuano a non accorgersi di questa presa per il culo!

Postato da: vocativo a 19:01 | link | commenti (1) |
di politica, di informazione

sabato, 18 aprile 2009
Quale sorte per gli operai della FIAT di Pomigliano d'Arco?

In una Campania già in ginocchio per la percentuale altissima di disoccupati, per una classe politica quasi del tutto compromessa, per una nuova emigrazione di giovani che per necessità si spostano a Nord o all'estero, resta insoluto il problema dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco. In ballo c'è il futuro di 9000 famiglie in un'area dove lo spettro della camorra incombe minaccioso. Al momento nessuna iniziativa da Torino né dalla politica.

Intanto esprimo la mia solidarità agli operai.

qui.

Postato da: vocativo a 20:55 | link | commenti |
di politica, di attualità, di cronaca

venerdì, 17 aprile 2009
"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

 

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente..

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati.. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente.. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e
nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

 

Giacomo Di Girolamo

Postato da: vocativo a 19:31 | link | commenti (8) |
di politica, di attualità

giovedì, 19 marzo 2009
Brunetta: "Gli studenti dell'Onda vanno trattati come guerriglieri"

Ecco come si esprime un ministro della Repubblica Italiana. Da repubblica.it:

ROMA - Gli studenti dell'Onda sono dei "guerriglieri, e verranno trattati come guerriglieri". Usa parole forti per parlare del movimento della protesta studentesca il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. All'indomani dello sciopero della scuola indetto dalla Cgil, e dai cortei in tutti Italia che, in alcuni casi - come all'università La Sapienza di Roma - hanno visto momenti di tensione fra manifestanti e polizia, il ministro parla così durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi alla quale ha partecipato anche il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini.

A chi gli ha fatto notare che, nella scuola, la protesta e il macontento non si arrestano, brunetta ha replicato: "Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte dell'associazione Onda. Ma vedo che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti, l'Onda non esiste. Sono un democratico - ha aggiunto - e quindi credo molto più al voto che alle azioni di guerriglia.

Postato da: vocativo a 12:50 | link | commenti |
di politica, di cronaca

mercoledì, 18 marzo 2009
Il sequestro del padrone - di Alessandro Robecchi, tratto da Il manifesto (15-3-09)

Siccome la modernità ottimista e luccicante se ne è andata allegramente a puttane insieme al liberismo dei puffi di questi ultimi decenni, per una volta non mi preoccuperò di sembrare passatista e nostalgico. Insomma, se sono moderni Sacconi e lo sciopero virtuale, se è moderna la signora Merloni, imprenditrice che licenzia e delocalizza MA ANCHE deputata del Pd, beh, allora mi prendo il lusso di restare antico e démodé. E dunque non ho alcun timore nell'esprimere piena e ammirata solidarietà agli operai della Sony di Pontox-sur-l'Adour, Francia, che hanno parlato dei loro licenziamenti a quattr'occhi con l'amministratore delegato, gentilmente trattenuto in azienda per una notte. E' divertente come i giornali padronali italiani abbiano riportato la notizia con grande aplomb: fosse successo qui, apriti cielo! Terrorismo! Barbarie! Teste di cuoio e anche peggio, magari gli mandavano Maroni in persona. Resta il fatto - assai triste - che gli operai di Pontox-sur-l'Adour, alla fine, se ne andranno. Gli operai della Indesit di None se ne andranno, quelli della Fiat di Pomigliano se ne andranno, e con loro altre decine di migliaia di lavoratori. Mentre i disastrosi «imprenditori», più o meno deputati, resteranno al loro posto. Così come gli economisti «creativi», così come i ministri del tesoro e delle finanze che non più tardi di qualche anno fa consigliavano gli anziani di ipotecare la casa e godersi i soldi del mutuo. Così come i direttori dei giornali che invitavano a mettere il tfr nei fondi, così come certi astuti corsivisti e commentatori che andavano predicando «il liberismo è di sinistra» e che ancora hanno il coraggio di farsi vedere in giro. Tutti ai loro posti, illicenziabili, intoccabili e riveriti nonostante non abbiano né visto né previsto,moderni come sono. Una notte in fabbrica con gli operai licenziati, a parlarne vis-à-vis, non gli farebbe male.

Postato da: vocativo a 18:24 | link | commenti (1) |
info, di politica, di economia, di cronaca

martedì, 10 marzo 2009
da Il Manifesto dell'8-3-09 - di Alessandro Robecchi

C'è la crisi, cercasi due rumeni
La settimana appena trascora è stata sconvolta da numerosi fatti di cronaca. Ecco il riassunto .
Nucleare. Restano in carcere due rumeni accusati di truffa: tentavano di vendere all'Italia quattro centrali nucleari francesi spacciandole per sicure e convenienti.
Sui contratti non ci sono tracce del loro dna né le impronte digitali, e altri riscontri sembrano scagionarli: secondo i testimoni a tentare la truffa sarebbero stati due tipi di bassa statura, uno dei quali con la moquette in testa.
Welfare. Sono ancora in stato di fermo i due rumeni accusati di aver ideato lo sciopero virtuale per i lavoratori italiani.
Un raggiro di dimensioni colossali: se scioperi, devi avvertire un anno prima, andare a lavorare lo stesso, donare il ricavato dell'intera settimana ai figli del datore di lavoro che devono cambiare la Porsche. La truffa è riuscita con Cisl e Uil. Pochi i riscontri: «Non ho visto nessun rumeno da queste parti - dice un testimone - né altre forme di vita intelligente, c'era solo il ministro Sacconi». Per precauzione, i due rumeni restano in carcere.
Social Card. Due rumeni, sospettati da una folla di pensionati di aver ideato la Social Card, sono sfuggiti per poco al linciaggio. I due sono stati arrestati, anche se sulla truffa del secolo ai danni dei meno abbienti non è stato trovato il loro dna, né fibre di tessuto. Gli inquirenti sono ottimisti: «Fateceli interrogare ancora un po' e confesseranno». Ma alcuni testimoni hanno visto allontanarsi un tipo brizzolato con gli occhialini e la voce querula.
Opere Pubbliche. Dubbi degli inquirenti: i due rumeni accusati di aver stanziato 1,3 miliardi per il ponte di Messina agivano a titolo personale o per aiutare mafia e 'ndrangheta? Non c'è il loro dna sulla scena del crimine, ma si teme che vogliano coprire qualcuno. L'identikit realizzato in questura mostra l'immagine di un tipetto di bassa statura con la moquette in testa. In ogni caso, i due rumeni restano in stato di fermo.

Postato da: vocativo a 23:28 | link | commenti (3) |
di politica, di attualità

giovedì, 05 febbraio 2009
Un paese senza futuro e senza senso

Leggete qui e giudicate da voi se questo è un paese civile.

Postato da: vocativo a 19:15 | link | commenti (2) |
di vita, di politica

Google Latitude

Philip Dick, George Orwell, Steven Spielberg, Terry Gilliam. Cos'hanno in comune due romanzieri e due cineasti? Quale il rapporto tra autori tanto diversi come Dick e Orwell e tra il regista di ET e l'ex Monty Python? E' molto semplice ed intuitivo: la parola magica è distopia.

Dick è tra i più noti autori di fantascienza (intrisa di politica e venature che anticipano il cyberpunk), con una visione molto cupa del futuro, rappresentato spesso con una fitta rete di controllo da parte di sistemi informatici (tralasciamo le interrogazioni più "teologiche" e le riflessioni sull'uomo-androide). Orwell, unanimamente considerato tra i più grandi romanzieri del '900, è l'autore di quella distopia straordinaria ed attualissima che è 1984, altrimenti conosciuta come l'opera in cui si affaccia l'ombra del Grande Fratello, vero e proprio libro-emblema del sistema di controllo nelle società future (se fossimo stati nel 1948, attuali per chi vive nei nostri giorni). Spielberg ha proposto sui grandi schermi Minority Report, traendolo da un racconto di Dick. E Gilliam? Il cineasta americano è autore di un film bellissimo, ma che non ha riscosso il successo meritato, Brazil, che in toni grotteschi mostra una società schiavizzata di un futuro forse non molto remoto.

E' notizia piuttosto recente che google map, tramite un sistema di localizzazione GPS e/o telefonia mobile, può dare la collocazione di un uomo nel pianeta. Il servizio (sarebbero da adoperare le virgolette) si chiama Latitude. Basta scaricare un software sul nostro telefonino. In teoria chi ne usufruisce può condividere l'informazione con amici. Insomma, a scegliere è l'utente stesso. Non è concesso ad altri sapere dove Tizio si trova. Sempre in teoria, perché i dati sono pur sempre registrati su una qualche postazione remota. Abbinando questa nuova modalità con i social network, i nostri dati trovano sempre più archivi disposti a contenerli, trovano sempre più diffusione, indipendentemente dalla nostra volontà, a dimostrazione della natura tremendamente poliziesca delle nostre società. Il controllo delle informazioni è totale, il che si può tradurre facilmente in controllo delle nostre esistenze, dei nostri gusti alimentari, delle mete dove più frequentemente ci rechiamo, delle persone che frequentiamo, delle nostre inclinazioni politiche... E se ci pensate bene, non sono cose di poco conto. Se poi pensate che la maggior parte delle innovazioni in questi ambiti proviene dai sistemi di informazione militari, dovrebbe essere più chiaro qual è (o almeno qual è stata) la loro finalità prioritaria. Il passaggio dall'ambito militare a quello sociale non è mai pacifico. Un retaggio poliziesco viene conservato. E' inevitabile.

Nessuno mette in dubbio una certa utilità in termini di servizi e comodità di tutte queste novità informatiche-tecnologiche. Tuttavia, si pone sempre il problema di chi conserva le informazioni e della sua etica. Dovremmo ricorrere ad un controllore del controllore in un mise en abime infinito? Ecco il punto: tutto ciò pone il problema del "controllo". Tutto riconduce a questa parola apparentemente innocua. E se si pone il problema è perché le informazioni incamerate ed archiviate non sono prive di significato, ma sono utilizzabili nei modi più svariati. La vendita di informazioni a terzi è un mercato molto ampio oggi (le varie pubblicità che vi giungono nella posta vi dicono niente? Le varie telefonate?). Oppure, pensiamo alla ricattabilità di persone più in vista. Ad ogni modo il controllo dello stile di vita è uno strumento sfruttabilissimo dai grandi capitali, che può decidere e orientare il mercato. E questo è il male minore. Si può sempre giocare sull'ansia, sulle aspettative e comunque su una pubblicità aggressiva anche dal punto di vista politico. Il populismo dilagante negli ultimi anni è anche dovuto all'ascolto costante degli uomori della gente che viene sapientemente coltivato. Insomma, tutto si basa sulla gestione delle informazioni. Non vi è nulla di indeterminato e di lasciato al caso.

Questo è il mondo di oggi. Quindi, cautela quando ci si muove in rete. Del resto c'è anche Echelon che ci ascolta...

Postato da: vocativo a 11:27 | link | commenti |
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