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(in omaggio ad Andrea Zanzotto) un caso grammaticale sgrammaticato

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giovedì, 08 gennaio 2009
Repubblichini equiparati ai partigiani? La storia ancora una volta mortificata

A forza di proclami e smentite, poi ancora dichiarazioni, giustificazioni circa il ruolo del fascismo in Italia e ancor più dei repubblichini di Salò, si finirà, non più tardi di una generazione, col dimenticare completamente cosa è accaduto in quegli anni in Italia. Quando l'ultimo partigiano abbandonerà questa terra, quando l'ultimo perseguitato dal fascismo lo seguirà, allora non avremo più testimoni di quel periodo e la storia sarà manipolata ancora una volta dai vincitori o presunti tali. Chi si lancia in frasi tipo "il fascismo non è stato un male assoluto", chi ancora tenta di giustificare i repubblichini, oggi addirittura il PDL vuole equiparare la scelta dei difensori di Salò e del regime a quella dei partigiani, conferendo loro non solo un nuovo status sociale (non so se faccia più sorridere o rabbrividire questo passo: "per l'alto valore sociale che essi rappresentano"), con tanto di vitalizio, ma di fatto delegittimando la storia.

Non esagero quando scrivo che fra non molti anni si avranno idee completamente diverse nei confronti del fascismo e delle sue degenerazioni. Molto probabilmente lo si studierà come modello da seguire, lo si edulcorerà, lo si spoglierà da tutte le nefandezze, includendolo in quei sani principi che inneggiano all'ordine, alla rispettabilità, all'onore alla patria, alla famiglia ecc ecc (ovvero quello che sta già accadendo oggi). L'histor era colui che vedeva, il testimone oculare, colui che aveva assisitito ai fatti. Naturalmente questo implicherebbe una scrittura della storia solo da parte di chi quegli episodi li aveva vissuti, rinunciando quindi ad una organizzazione generale e a collegare tra loro episodi, fatti appartenenti se non ad epoche, quanto meno a motivazioni e luoghi diversi. Senza scomodare né Tucidide né Erodoto né il più attuale e controverso Fukuyama, è chiaro che l'interpretazione dei fatti abbia dei limiti, ma è dell'interpretazione che abbiamo bisogno per ricostruirla la storia. Ciò non può e non deve, tuttavia, slegare completamente la soggettiva interpretazione dall'evidenza dei fatti, cosa che è comunque sempre accaduta e, mi pare, oggi accada più ancora di prima. La storia non la fa solo il vincitore di una battaglia o guerra (si legga il De bello gallico di Cesare: vi è tutta una celebrazione dei nemici, delle loro virtù e della loro forza in battaglia, tale da rafforzare e legittimare ancora di più l'impresa di chi li ha sconfitti), ma, più che mai oggi, chi ha maggiore accesso alle informazioni e, non solo sa adoperale, ma sa gestire gli strumenti atti a diffonderle. Se in tv, sulla carta stampata, idee giustificazioniste, revisioniste sono all'ordine del giorno e le si equipara a qualsiasi altra teoria ben più solida nelle fonti, è evidente che il parlarne spesso porta ad una loro normale e quotidiana acquisizione come fatti. Mentire spesso e bene equivale ad affermare una verità (come vengono eletti sennò alcuni mercanti del consumare?), specie nell'epoca in cui viviamo, sbranata dai media e dal potere enorme che essi possiedono. Stiamo quindi attenti quando morirà l'ultimo partigiano: potrebbe essere la morte e la negazione della nostra storia. Occorre gridare forte contro questi cinici speculatori da strapazzo, questi arroganti politicanti pronti solo a spianare la strada ai loro inqualificabili interessi, a perpetrare l'inganno al fine di tenerci buoni e di operare nell'illecito senza poter essere smascherati. Quello che stanno tentando di fare con questa proposta di legge è, né più né meno, equiparare un carnefice ad una vittima, falsificare ogni verità, rendere talmente arbitraria e soggettiva un'azione tale da lasciare solo l'interpretazione, eliminando l'accaduto. Questo vuol dire acconsentire a manipolare tutto, contro ogni ragionevolezza (per non dire contro ogni logica del diritto): tanto chi ha più potere riuscirà sempre a trovare una scappatoia.

Occorre essere attenti!

Postato da: vocativo a 13:48 | link | commenti (4) |
di musica, di storia, di politica, di attualità


Commenti
#1    08 Gennaio 2009 - 17:56
 
Già è in atto tra i giovanissimi la tendenza a giustificare ed accettare tutto, anche le cose più disumane "Perché-dicono-è così! Così deve essere"!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente naura

#2    09 Gennaio 2009 - 12:18
 
in piccolo ma in consonanza, l'omaggio del sindaco di roma alemanno ai "martiri" militanti missini di via acca larentia (uccisi nel 1978). a loro si intitolerà la via, "via dei martiri di acca larentia". presentato come omaggio alle vittime della violenza. miriam mafai su repubblica ieri difendeva l'operato come utile a costruire una memoria comune. intitoliamo anche una strada all'altro "martire", mangano? e, perché no, alle vittime mafiose delle stragi di mafia, tutti morti per un ideale.

lorenzo carlucci
utente anonimo

#3    10 Gennaio 2009 - 11:55
 
Già, Lorenzo! Sono piccole, ma rumorosissime nefandezze che costituiscono un precedente grave.

voc
utente anonimo

#4    17 Gennaio 2009 - 14:32
 
chi sono i traditori?
ognun dice dell'altro....
quindi non possiam fare
che l'equiparazion...!
FABIO UCCELLI
utente anonimo

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