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Nome: L. M.
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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.

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Perché esiste un problema rifiuti.
Il problema dei rifiuti in Italia e soprattutto in Campania, ha assunto negli ultimi anni proporzioni tali da diventare drammatico, non solo dal punto di vista ecologico e sanitario ma anche sociale. In particolare le scelte fatte dal Commissariato Straordinario in Campania (istituito nel 1995 per risolvere “rapidamente” l’emergenza rifiuti), hanno dilapidato miliardi di euro aggravando il problema.
Si è scelto di puntare soprattutto su grandi inceneritori dove bruciare la gran parte dei rifiuti prodotti in Campania; si è affidato l’intero ciclo dei rifiuti ad una società (la FIBE del gruppo Impregillo, lo stesso coinvolto nel Ponte sullo Stretto di Messina) che ha operato pessimamente; con la motivazione dell’emergenza e dell’urgenza si sono sversati milioni di tonnellate di rifiuti in discariche reperite al di fuori di qualsiasi logica pianificatoria e che talvolta non avevano le dovute caratteristiche che ne garantiscono la sicurezza (anche perché il Commissariato può agire non rispettando molte delle normative esistenti); si sono assunti centinaia di lavoratori su base clientelare senza poi adibirli a nessun lavoro; non si è fatto niente per ridurre la produzione dei rifiuti e quasi niente per la raccolta differenziata (che secondo la legge doveva superare il 35% entro il 2006 mentre è ancora ferma al 7-8%); non si sono costruiti impianti di compostaggio per fare concime dai rifiuti organici e quei pochi costruiti non sono stati messi in grado di operare (alcuni non sono mai stati aperti); non ci si è guadagnata la fiducia delle popolazioni, che si sono così opposte a qualsiasi impianto, fosse esso “buono” o “cattivo”, e che hanno in maniera molto tiepida collaborato ai piccoli e spesso maldestri sistemi di raccolta differenziata con la convinzione che “in una situazione allo sfascio come questa che senso ha preoccuparsi di fare la raccolta differenziata?”.
In particolare sono inquietanti i seguenti fatti sui quali sono in corso indagini giudiziarie per accertare le responsabilità:
- la FIBE ha vinto la gara per la costruzione dell’inceneritore di Acerra e la gestione dello smaltimento dei rifiuti sulla base del criterio dell’economicità, malgrado la legge indichi che deve essere preminente il criterio della scelta delle tecnologie meno inquinanti: gli inceneritori proposti dalla FIBE sono di vecchia tecnologia e quindi particolarmente inquinanti;
- gli impianti che separano la frazione bruciabile dei rifiuti – il cdr (combustibile da rifiuto) – da quella organica e inerte, invece di produrre cdr, hanno prodotto milioni di ecoballe che non presentano le caratteristiche del cdr e che quindi non possono essere bruciate e di cui non si sa bene che farne (in discarica non possono andare e bruciarle non si può, per cui dovrebbero essere ritrattate in un impianto di produzione del cdr con enormi costi e esiti incerti). Inoltre la frazione organica non è a norma (perché non è “stabilizzata” come si deve) e quindi la sua collocazione in discarica determina problemi molto simili a quelli dello smaltimento dei rifiuti indifferenziati come il cattivo odore e la formazione di percolato (il liquame tossico che si forma dai rifiuti).
- gli impianti di stoccaggio, quelli cioè dove sono raccolti in maniera non definitiva il cdr o rifiuti non putrescibili, hanno raccolto tali ecoballe trasformandosi così in discariche, pur non avendo quelle caratteristiche che le discariche devono avere per minimizzare l’impatto ambientale e sanitario.
Queste sono le ragioni per cui per cui le strade sono così spesso invase dall’immondizia: semplicemente perché non è stato organizzato un sistema degno di questo nome (e rispettoso delle indicazioni di legge) di riduzione, gestione e smaltimento dei rifiuti e si è in perenne stato di emergenza (la qual cosa ovviamente favorisce sprechi, illegalità, infiltrazioni camorristiche ecc.). In questa situazione basta che la Magistratura, al fine di svolgere indagini giudiziarie o impedire reati, sequestri un impianto cdr o una discarica o un sito di stoccaggio e subito non si sa più dove mettere i rifiuti che quindi rimangono per strada; basta che un qualsiasi impianto di smaltimento abbia un problema tecnico e i rifiuti destinati a quell’impianto rimangono per strada non essendoci altri impianti disponibili ad accoglierli. Questa è anche la ragione per cui i cittadini campani pagano una tassa sui rifiuti molto più alta di quelli delle altre regioni. Infatti, se i rifiuti sono raccolti in maniera differenziata e poi venduti ai consorzi per il riciclaggio, entrano soldi nelle casse comunali (oltre ad avere incentivi pubblici), se invece si conferiscono in discarica si deve paga il gestore della discarica. Inoltre, come abbiamo detto, questo sistema ha portato ad un enorme aumento della spesa (consulenze profumatamente pagate, centinaia di assunzioni clientelari ecc.)... continua sul file...
a cura di
- Pio Russo Krauss: responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sull’Ambiente e la Salute ASL Napoli 1
- Alessandro Gatto: responsabile Settore Rifiuti WWF Campania

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