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(in omaggio ad Andrea Zanzotto) un caso grammaticale sgrammaticato

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martedì, 20 maggio 2008
Su La Seconda Natura di Alessandra Palmigiano

Grazie a Giorgio Morale, da un paio di giorni sono qui, con note sul bel libro di poesie di Alessandra Palmigiano.

Postato da: vocativo a 22:28 | link | commenti |
letture, di versi, info, de scrivere

Kobarid di Matteo Fantuzzi miglior opera prima a Camaiore

(AGI) - Camaiore (Lucca), 17 mag. - La giuria tecnica del premio letterario Camaiore composta, da Francesco Belluomini (presidente), Alberto Cappi, Aldo Forbice, Elio Pecora, Paolo Ruffilli, Ciro Vitiello e Valentino Zeichen, ha reso noti oggi i cinque libri finalisti. Si tratta di 'Noi e loro' di Franco Buffoni (Donzelli), 'Il bene materiale' di Paolo Febbraro (Scheiwiller), 'Versi del malanimo' di Mario Santagostini (Mondadori), 'Pasqua di neve' di Enrico Testa (Einaudi) e 'Solstizio d'estate' di Giusi Verbaro (Manni). 'Kobarid' di Matteo Fantuzzi (ed. Raffaelli) ha invece vinto il 'Camaiore-Proposta opera prima', mentre il 'Premio internazionale' sara' consegnato a Jorge Boccanegra per 'Sordomuta' (Lietocolle).
La giuria ha stabilito inoltre che premi speciali andranno allo scrittore e regista Alberto Bevilacqua per 'Le poesie' (Mondadori), a Jolanda Insana per il suo 'Tutte le poesie' (Garzanti) e ad Andrea Zanzotto per 'Eterna riabilitazione da un trauma di cui s'ignora la natura' (Nottetempo). Due menzioni speciali sono state decise infine per il critico cinematografico Mario Verdone (padre dell'attore Carlo) e per Gian Piero Bona. (AGI)

Postato da: vocativo a 18:43 | link | commenti |
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SALERNO A PORTE APERTE

Nell’ambito delle iniziative ARTI DI MAGGIO in occasione di SALERNO A PORTE APERTE 2008

 

Fakta & framedada
14 aprile 1930/22 dicembre 1970. Reading in elettronica.
Due date simbolo per omaggiare Vladimir Majakovskij e Eros Alesi, tra poesia in scena ed estremizzazioni sonore.
Alfonso Amendola - letture; Alessandro Inglima - basso; Mimmo Napolitano - tastiere, synth e piano rhodes; Pasquale Napolitano - elettronica e visuals
SAN PIETRO A CORTE, Salerno, 24 maggio, ore 21.00

Postato da: vocativo a 18:38 | link | commenti |
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mercoledì, 14 maggio 2008

maggio e giugno a Roma

alcuni incontri, mostre, letture e presentazioni

 
maggio 2008

 

giovedì 15 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Lettura di poesie:

Marco Giovenale, La casa esposta (Le Lettere, 2007)

Andrea Raos, Le api migratori (Oedipus, 2007)

 
 
mercoledì 21 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Marco Giovenale

 

venerdì 23 maggio, Bookàbar – Palazzo delle Esposizioni (via Milano 15/17)

ore 18.00 Éric Suchère legge alcuni suoi testi editi e inediti

Traduzioni di Andrea Raos e Michele Zaffarano

 

sabato 24 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 18.00 Inauguarazione mostra di fotografia

Be Carefully di Grazia Menna

 
 
mercoledì 28 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 18.00 presentazione delle opere e del libro

Il Rogo - La passione di Giovanna d'Arco

di Alfredo Anzellini

 

sabato 31 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 presentazione dei libri

Dallo stesso altrove di Marina Pizzi e

Witness di Kathleen Fraser

Collana Felix : http://felixseries.blogspot.com

  
giugno 2008

 
mercoledì 4 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Intervengono Bruno Torregiani e Alessandro Baldacci

 

venerdì 6 giugno, Libreria Empiria

ore 18.00 Kathleen Fraser e Andrea Raos : in mutual translation

I due autori leggeranno ciascuno testi (tradotti) dell'altro

English & Italian readings & translations

 

 sabato 7 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

"DADA 1929"

ore 19.00 presentazione dei libri

Blu di prussia di Francesco Forlani e Dina Rosa

Figure di reato di Giulio Marzaioli

SMS/MMS di Francesca Vitale

Las calles de l'alma di Gerardo Di Fabrizio

 

mercoledì 11 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Florinda Fusco

 

giovedì 12 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 18.00 Inaugurazione mostra di pittura

Inorganica vicenda di Davide Racca

 

sabato 14 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 presentazione dei libri

Diphasic Rumors di Jon Leon e

Thing Ode di Jennifer Scappettone

Collana Felix : http://felixseries.blogspot.com

Interviene Gherardo Bortolotti

 

mercoledì 18 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Intervengono Andrea Raos e Luigi Severi

 

sabato 21 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 presentazione delle cartoline d'artista

FRACTURED//Connections... di Joe Ross e

A new house di Michele Zaffarano

 

mercoledì 25 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Intervengono Andrea Inglese e Francesco Forlani

 

Postato da: vocativo a 19:11 | link | commenti (2) |
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martedì, 13 maggio 2008
I figli degli operai...

 

Vengono vanno
Un giorno dopo un giorno
Un anno dopo un anno
Vengono vanno
Vengono vanno
Un giorno dopo un giorno
Un anno dopo un anno
Vengono vanno
Come non sapere come non farsi fregare
Come non potere avere niente da imparare
Come non voler sentire quello che hai da dire
Come non trovare mai la forza d'affiorare
I figli degli operai
I figli dei bottegai
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà  mai
Come mai come mai
Come mai
Troppi motivi non esistono
Troppi colori si confondono
Come nei film
Come nei film
I figli degli operai
I figli dei bottegai
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà  mai
Come mai come mai
Che cazzo di animali in questi giorni miei
Come mai come mai
Come mai come mai
Casca il mondo...
Casca la terra...
Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra
Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra
Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra
Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra
I figli degli operai
I figli dei bottegai
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà  mai
Come mai come mai
Che cazzo di animali in questi giorni miei

(CSI - Giovanni Lindo Ferretti, Tutti giù per terra)

Postato da: vocativo a 19:19 | link | commenti (5) |
di vita, di cinema, di musica, di politica, di attualità

Nei pressi del ghetto (dalla postfazione a 3x2, Fara Editore)

Tracciare una mappa di orientamento quando si ha di fronte un fenomeno multiforme e cangiante è un compito difficile: la contemporaneità non consente di avere la distanza temporale necessaria ad una visione complessiva. È come se ci si trovasse con una lente deformante davanti agli occhi, un obiettivo che schiaccia l’immagine e restituisce solo un punto di vista parziale e frammentario. Tanto più risulta arduo tratteggiare la scena poetica in questo primo scorcio di millennio in Italia, quando proliferano libri di poesia (di conseguenza si moltiplicano le case editrici con collane specifiche, e ci si chiede se talvolta non vige un’inversione di causa e effetto) e al cui aumento non corrisponde un sensibile incremento del pubblico di autori nuovi (mentre fa sensazione il numero di copie vendute da alcuni grandi del Novecento, in strategie di distribuzione che cercano altre vie, per esempio l’edicola, tramite l’affiancamento ad un quotidiano o settimanale di larghissima diffusione).

Non è scopo di questo scritto individuare linee, gruppi, cenacoli, bensì quello di porsi in un atteggiamento interrogante dinanzi ai cambiamenti intercorsi in questi ultimi anni al fare poetico in relazione ai mutati scenari sociologici, tecnologici, di comunicazione.

Per procedere, tuttavia, occorre darsi delle categorie di riferimento che inevitabilmente ricadono in un sistema interpretativo ormai obsoleto e incapace di innovarsi. La provvisorietà, l’asistematicità e la frammentarietà sono, quindi, gli ausili indispensabili ad una strategia di intervento che rifiuta, per necessità oggettive e orientamento soggettivo, l’esaustività. Si tratta, pertanto, di note e di osservazioni del tutto frammentarie.

Proprio il frammento, il pulviscolo si ergono a rappresentazione dello stato delle cose, per il riassetto degli spazi deputati ad ospitare oggi la poesia. Beninteso, frammentazione non è sinonimo di deprezzamento della poesia attuale, bensì allargamento dell’orizzonte entro cui accade la parola poetica: questo, semmai, contribuisce a rendere più difficile l’approccio in ragione di una maggiore ampiezza del campo da investigare. È come se l’accelerazione parossistica dei ritmi della società globalizzata abbia avuto come conseguenza un moto centrifugo dell’atto poetico, una fuga in avanti e un affastellamento di segni che risponde più che mai ad un ordine caotico, privo di un indirizzo riconoscibile e parimenti comporta una colonizzazione di nuovi territori e confini.

Questa fuga dal centro e ricerca di nuovi spazi (quasi un fenomeno di frontiera poetica, un west della parola) corrisponde, sistematicamente, ad un esilio inesorabile della poesia dai centri di potere e alla sua marginalizzazione nella società. A volte si tratta di scelte deliberate, di vere e proprie “resistenze” alle logiche dell’impero, per porsi in posizioni autonome e militanti rispetto alle sempre più spesso mortificanti istituzioni (casi esemplari sono quelli di Giuliano Mesa e di Biagio Cepollaro); altre, di veri e propri fenomeni di esclusione, dovuti principalmente a logiche economiche e utilitaristiche nonché ad inadeguate strategie di promozione e diffusione. Quali che siano, nello specifico, le cause (indagine che richiederebbe tutt’altro tipo di analisi), sembra un destino legato alla irriducibilità, non-appartenenza della poesia, al suo non essere controllabile (si veda l’appassionato libro di Galaverni in difesa della poesia: Il poeta è un cavaliere Jedi, Fazi, 2006). Sempre più si assiste a fenomeni di ghettizzazione dei poeti e della loro attività scrittoria, sistemati in vere e proprie riserve o, per essere rispondenti ad una terminologia e a casi di esclusione più attuali, in banlieu edificate appositamente per fenomeni culturali eversivi.

Postato da: vocativo a 11:45 | link | commenti |
letture, di versi, de scrivere

giovedì, 08 maggio 2008
Omaggio e auguri a Paolo Fichera

[...] battito, un altro battito, quell’altro

battito che ora germoglia nel sangue

che si rende stomaco, dorso, polpa

 

e il suo cuore avrà il tuo battito

la sera recisa in un’unica traccia

vasta come un unico vagito

e chiara la pupilla del figlio

 

tre battiti in due cuori [...]

dal poemetto inedito Nel respiro di Paolo Fichera.

Postato da: vocativo a 20:42 | link | commenti (1) |
di versi, di vita

Ecco l'Armata!

LONGO È LO CAMMINO,
MA GRANDE È LA META!
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADRE RETRO SATAN
LONGO È LO CAMMINO,
MA GRANDE È LA META
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
CONTRO O SARRACINO
SEGUIAMO IL PROFETA!
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
SEGUO IL PROFETA
LA NOSTRA COMETA
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
SENZA ARMATURA
SENZA PAURA
SENZA CALZARI
SENZA DENARI
SENZA LA BROCCA
SENZA LA GNOCCA
SENZA LA MAPPA
SENZA LA PAPPA
SENZA CAVALLO
NÈ CACIOCAVALLO
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
SENZA ARMATURA
SENZA PAURA
SENZA CALZARI
SENZA DENARI
SENZA LA BROCCA
SENZA LA GNOCCA
SENZA LA MAPPA
SENZA LA PAPPA
SENZA CAVALLO
NÈ CACIOCAVALLO
LONGO È LO CAMMINO
MA GRANDE È LA META…

(Carlo Rustichelli)

Postato da: vocativo a 14:33 | link | commenti (2) |
di cinema, di politica

mercoledì, 07 maggio 2008
PAUSA DI RIFLESSIONE - OLTRE LO SVILUPPO

Un'amica mi segnala questo:

Sentiamo spesso parlare di benessere economico e di PIL (Prodotto interno lordo) come se fossero termini equivalenti.

Sentiamo spesso parlare della necessità di produrre di più e di consumare di più come se questi fossero i più importanti o gli unici scopi della vita e come se le risorse naturali del pianeta fossero infinite. Come se le modalità con cui si raggiungono questi obbiettivi fossero ininfluenti.

Viviamo all’insegna della accelerazione, della velocità, della esternalizzazione, della “ir-responsabilità”. Questo non ci riguarda, quest’altro non è di nostra competenza, i colpevoli sono più in alto, più in basso, e noi che possiamo farci?

Approfondendo il tema della decrescita la biblioteca vuole innanzitutto dire: no, m’interessa, ci interessa, we care, vogliamo saperne di più, vogliamo capire come si potrebbe produrre, vivere e consumare in un modo diverso. Ci sentiamo responsabili verso il pianeta, verso le generazioni che verranno, verso la nostra coscienza, verso i saperi e i linguaggi che vengono emarginati, dimenticati, condannati all’irrilevanza.

Per questo vi proponiamo una pausa di riflessione.



mercoledì 21 maggio 2008 ore 21
Sala Pertini – Villa Casati
Via Mazzini – Cologno Monzese
Decrescita: etica dell’economia e politiche della responsabilità
Interverranno:
LAURA BOELLA, Docente di Storia della filosofia morale all'Università Statale di Milano.
MAURO BONAIUTI, docente di “Istituzioni di economia” all’Università di Modena e Reggio Emilia.
ANDREA DI STEFANO, direttore della rivista “Valori”.
INGRESSO LIBERO


mercoledì 28 maggio 2008 ore 21
Sala Pertini – Villa Casati
Via Mazzini – Cologno Monzese
Laboratori di idee e di strumenti per la decrescita:
interverranno a proposito di Decrescita e Pubblica Amministrazione
Massimo De Maio (Coordinatore Circoli Territoriali d'Italia del Movimento per la Decrescita Felice)
Massimo Boschini (Associazione Comuni virtuosi, nuovi stili di vita nelle Pubbliche Amministrazioni)


Mercoledì 4 giugno e Mercoledì 11 Giugno ore 21
Laboratorio:
Cambieresti? Consumi, Ambiente, Risparmio Energetico, Stili di vita
Nel primo incontro rovistiamo tra i nostri rifiuti e calcoliamo la loro impronta ecologica. Al secondo appuntamento impariamo a misurare e a conoscere le fonti energetiche che utilizziamo quotidianamente e ad evitare gli sprechi.
Con ANDREA MARIOTTO e MATTIA DONADEL del progetto “Cambieresti”.

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di vita, di filosofia, di politica, di economia

martedì, 06 maggio 2008
Prosapoetica 2008 - da Alessandro Ramberti

Ecco la classifica dei vincitori del concorso Prosapoetica terra/di/ nessuno 2008
 
Gli undici autori qui seguito sono stati selezionati per la pubblicazione (a partire dalla opera che ha ricevuto più punto seguita a scalare dalle altre) nel volume come da bando e saranno menzionati con estratti delle loro opere in Faranews
 
1- 9 – 78804 – 569886  
di Michela Montemurro
2- Su “L’ultima notte di Federico Re” di Erminia Daeder
3-  K2E di Eziana Babbore
4- Lampade alogene di Elena Varriale
5- Piovono bombe di Giulia D’Intino  
6- Volando di Attilio Melone
7- Ma non… di Sara Favotto
8- Viaggi metropolitani di Giusi Sapienza Jouven
9- Caldi fiori di giugno di Enrico Foppiani
10- La dignità della goccia minore di Luca Grazioli
11- Amore attraverso 3 nuove chiavi di lettura di Ermanno Cottini

 
******
(le opere qui sotto saranno citate in Faranews fra quelle menzionate ma non saranno pubblicate nel volume)
 
Sazi e molecolari
di Annamaria Ferramosca

Dove cominciano le colline di Arnaldo Savini

L’altoparlante
di Alessio Luise

Postato da: vocativo a 20:58 | link | commenti |
info, de scrivere

Non sono dei balordi, sono neonazisti!

5 neonazisti stroncano la vita di un ragazzo per una sigaretta e il neopresidente della Camera ritiene questo gesto meno significativo, politicamente, dell'incendio delle bandiere israeliane da parte di alcuni collettivi di sinistra.

Da quando una bandiera vale più di una vita?

Postato da: vocativo a 17:58 | link | commenti (8) |
di politica, di attualità

sabato, 03 maggio 2008
La dimora del tempo sospeso ha interrotto le pubblicazioni (speriamo provvisoriamente)

La dimora del tempo sospeso è un titolo celaniano. Alla terminalità della raccolta di Paul Antschel aggiunge quella sospensione finale che la consegna a suo modo all'eternità. E' un'aggiunta forse lapalissiana: la dimora del tempo reca in sé già un'idea di perdurante eternità. Ma a ben guardare quel "sospeso" non indica solo il tempo, ma uno scarto e un'incidenza in esso, un'interruzione legata ad un'attività. Forse, ecco, la dimora del tempo sospeso nasceva già a scadenza, come un contratto a termine. In ciò radicalmente umana, con tutta la sua finitudine.

La dimora del tempo sospeso è nella rete la dimora della poesia. Uno di quei non luoghi più meritori nella ricognizione di questa arte fragile, nella sua diffusione e, cosa rara sul web, approfondimento.

La dimora del tempo sospeso è, però, prima di tutto la casa, provvisoria, di Francesco Marotta. Lì si può leggere parte della sua produzione in versi, ma anche spunti critici, letture, resistenze (in ogni campo).

Si spera che presto Marotta torni a regalarci versi, articoli, riflessioni in quella provvisorietà che contro ogni legge sociologica, affratella una volta tanto il web alla vita.

Postato da: vocativo a 20:18 | link | commenti (5) |
di versi, di vita, del tempo, di blog

giovedì, 01 maggio 2008
Posto di lavoro - Vittorio Sereni, da Stella Variabile

Quei gradini dove fa gomito la scala, tutta

quella gente passata (e ripassata ogni giorno:

per lavoro) svoltando dalla scala dalla vita.

                                                                              Logoro

di quei reiteranti il tappeto in quel punto

a un freddo riflesso di luce. Sia inverno sia estate

                                                                              e là si fredda

nell’agguato di un pensiero da sempre simile a sé

sempre previsto per quel punto

sempre pensato uguale

lo sguardo che invariabilmente cade

a ogni giorno a ogni ora

di anni di lavoro di  anni luce

di freddo – come sempre

là comincia un autunno.

 

 

Postato da: vocativo a 10:41 | link | commenti (1) |
di versi

martedì, 29 aprile 2008
La Lega e Carlo Marx Se lo stato sociale diventa un nemico - di Nadia Urbinati

Le analisi via via più puntuali dei risultati elettorali dimostrano che operai e casalinghe hanno votato per il partito più radicale e populista della coalizione di centrodestra, premiando un messaggio a un tempo liberista e razzista. E nemmeno a tener fuori prodotti e manovalanza a basso costo; e infine e soprattutto lo stato sociale che con le sue politiche dei servizi sociali è reso colpevole di debilitare la solidarietà locale e le reti comunitarie di sostegno ai bisognosi. Il messaggio che viene dalla cascata di voti rastrellati dalla Lega Nord anche in regioni di consolidata tradizione socialdemocratica come l' Emilia-Romagna, sarebbe dunque questo: il mercato deve riportare lo stato alla sua vocazione originaria, quella che aveva prima della formazione dello stato-nazione e della conversione bismarkiana dei governi europei; deve tornare ad essere un sistema coercitivo che si occupa esclusivamente di difendere diritti civili di base e che investe le proprie risorse nella sicurezza dei cittadini e nella difesa delle frontiere. Lo stato non deve più occuparsi di giustizia sociale e di ridistribuzione della ricchezza tra i "figli uguali della nazione", come èstato costretto a fare negli anni della ricostruzione del dopo guerra. Non deve più essere ostaggio delle illusioni socialdemocratiche per la ragione assai semplice che non c' è alcun problema di ingiustizia sociale a cui rimediare, ma solo la sfortuna e la disgrazia del bisogno: piaghe fatali che l' umanità ha ereditato dalla caduta di Adamo ed Eva e che la carità del buon samaritano può curare molto più umanamente di uno stato dispensatore di servizi di cittadinanza. Questa è la lezione filosofica che ci viene dalle recenti elezioni. Comunitarismo e liberismo sono naturalmente alleati, soprattutto quando, come in questo scorcio di modernità, le coordinate tradizionali della politica (gli stati nazione) non sono in grado di far fronte ai rischi e alle sfide della mondializzazione. Ma contrariamente ai vaticini dei filosofi d' occasione, Marx aveva visto giusto. Il suo Manifesto è l' earthlink del nostro tempo, una lente che zumma dal pianeta alle sue periferie e viceversa, dandoci immagini nitide di come siamo. Ci fa vedere come l' integrazione globale dei mercati stia insieme a un ricompattamento comunitario locale; come l' espansione a macchia d' olio delle metropoli si affianchi a periferie selettive e chiuse (i sobborghi americani creati ex novo e protetti come cittadelle medievali, con cancelli, guardiani e visti d' ingresso); come la diffusione planetaria di una cultura di massa e di una lingua (quella inglese) si integri alla rinascita di linguaggi e culture locali, spesso permeabili solo a chi li pratica quotidianamente (come molti cartelli stradali nei villaggi e nelle campagne del Nord-Est). In questa schizofrenia le solidarietà trasversali, per intenderci quella cultura etica universalista sulla quale la "classe operaia" aveva definito la propria identità e lo stato sociale le proprie politiche di giustizia, appaiono inattuali, inefficaci, e perfino tirannici. La libertà contro lo stato sociale (non contro lo stato gendarme) è la sola forte libertà che le destre liberiste-comunitarie esaltano e vogliono proteggere. Se le questioni sociali sono questioni di povertà e carità volontaria non più di giustizia sociale, la classe operaia non ha più senso di esistere. Essa non è altro che una fascia di basso reddito misurata dalle statistiche, l' insieme delle famiglie povere o a rischio di povertà, gente (non classe) che arranca a fine mese su bollette e debiti, che si ciba a costo quasi zero della cultura pop-global televisiva, che si sente pericolosamente tallonata dall' immigrato low-cost e si fa razzista. Si fa alleata di quegli imprenditori che vogliono le frontiere chiuse ai beni cinesi e indiani. Una prova di questa trasformazione ci viene ancora una volta dagli Stati Uniti, che per la loro enorme geografia sono stati a buon diritto un laboratorio del globale-locale fin dai primi del Novecento; qui la classe operaia non è mai riuscita a costruire una solidarietà universale-nazionale proprio perché l' immigrazione permanente ha reso impossibile conquistare e difendere regole e diritti sociali a protezione dei lavoratori. Il mercato del lavoro come uno stato di natura dove il vicino è un potenziale nemico, non un alleato di classe. Dunque, una storia globale, non italiana. Una storia globale che mostra però i propri effetti laddove le persone vivono: nelle città e nei paesi, non nel generico globo. La politica dei "muri" che la caduta del muro di Berlino ha generato esemplifica molto bene questa storia. Muri sono in costruzioni in molti luoghi del mondo: per dividere stati e popoli, ma anche quartieri di una stessa città come a Padova, dove gli italiani hanno in questo modo cercato di "proteggere e separare" se stessi dai vicini residenti di origine extra-Europea. Se il muro di Berlino doveva bloccare il diritto di uscita ai sudditi della Germania comunista, questi nuovi muri protezionistici dovrebbero ostruire l' entrata ai migranti o rendere la loro vicinanza invisibile o meno visibile. I muri anti-immigrazione, come quello spettacolare che la California ha costruito sui confini con il Messico, sono un modo molto concreto per dire che coloro che li innalzano pensano che potranno preservare i loro piccoli e grandi privilegi se e fino a quando solo loro ne godranno. Mettono in evidenza una delle più stridenti contraddizioni che affliggono le nostre affluenti società democratiche: quella tra una cultura raffinata che condivide valori universalistici e cosmopolitici e che resta comunque una minoranza (spesso snob), e una diffusa cultura popolare che mentre si appaga del consumismo globale è atterrita dalla globalizzazione, teme fortemente l' incertezza economica e sviluppa un attaccamento parossistico ad un benessere che appare sempre più risicato, fragile e temporaneo. Come si legge nel troppo poco letto Manifesto di Marx, alla crescita inarrestabile di un' uniformità globale si affianca la crescita di un' evidente resistenza del locale: nascono nuovi nazionalismi, il razzismo, la nostalgia per comunità pre-moderne come il borgo e le chiese. E a questi parossismi una parte dell' impresa capitalistica (quella piccola e media) ha un naturale interesse ad allearsi perché il mercato globale è una bestia selvaggia contro la quale trova altro rimedio se non il vecchio stato poliziotto. La classe operaia è un anacronismo, dunque, ma non perché non c' è più diseguaglianza di potere e c' è comunanza di interessi, ma perché questa diseguaglianza è stata tradotta in termini morali e apocalittici: una questione di sfortuna, di migrazioni bibliche, di scenari finanziari in permanente rischio di crollo. In questo panorama, il linguaggio della politica e del riformismo appare inefficace e fuori posto mentre quello populista avvince e unisce. Eppure, gli esseri umani non dispongono che di ragione pubblica e linguaggio politico per governare le loro società in modi civili e senza rinunciare a limitare le ragioni di sofferenza e dare a tutti la possibilità di vivere con umana decenza e dignità. -

La Repubblica, 24 aprile 2008

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di politica

mercoledì, 23 aprile 2008
Giornata mondiale del libro

23 aprile, giornata mondiale del libro. Quest'anno il tema è l'ambiente. Da zanzottiano consiglio IX ecloghe, 1962, un libro tra Virgilio e la tecnologia, tra una possibile elegia (per il mondo, la natura, la lingua, l'uomo) e la sua impossibilità (sul piano stilistico: appiattimento delle distanze, impossibilità di storicizzare, abolizione delle gerarchie).

Una provocazione, un fuori tempo e fuori luogo. Contemplazione, amore, nostalgia per una natura che non è più.

qui.

Postato da: vocativo a 16:49 | link | commenti (2) |
letture, di versi, andrea zanzotto